Open Design Italia


Open Design Italia, dal 2010 mostra-mercato sul design autoprodotto e di piccola serie ha selezionato i suoi partecipanti. 258 i designer iscritti al concorso di selezione. Provengono da 25 paesi diversi: Italia, Albania, Algeria, Argentina, Austria, Belgio, Cina, Croazia, Finlandia, Georgia, Germania, Grecia, India, Iran, Israele, Libano, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Repubblica Slovacca, Romania, Spagna, Svezia, Ungheria.


Una risposta internazionale a un fenomeno globale – l’autoproduzione – che trova nuovi paradigmi nelle possibilità offerte dal digitale e da internet e che riscopre tecniche artigianali e tradizionali. 90 i designer selezionati, per lo più emergenti. Questi i principali criteri della selezione: l’originalità e la funzionalità del progetto, la capacità di risolvere una filiera produttiva, o perlomeno ipotizzarla. Ma anche in base al legame con il territorio, che sarà messo bene in evidenza nell’allestimento della mostra-mercato con la “carte d’identità” dell’oggetto.



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Arredi e complementi d’arredo, stationery e graphic design, gioielli e accessori per la moda e, caso raro nell’ambito dell’autoproduzione, esempi di arredo urbano o addirittura outdoor del contract. La selezione dei designer mette in evidenza le tendenze e le evoluzioni che l’ambito progettuale dell’autoproduzione sta percorrendo. Molti progetti sono risolti con elementi modulari e componibili, per massimizzare la produzione, ridurre gli ingombri della spedizione e coinvolgere l’utente finale nella configurazione dell’oggetto.


Altrettanti progetti in mostra evidenziano il tema del riuso di materiali e del “ready made”: elementi o oggetti finiti già esistenti, trasformati in altri oggetti in un processo di nobilitazione dello scarto. In molti prodotti si torna all’uso di materiali tradizionali, come il legno massello e la ceramica ma, soprattutto nei gioielli, si punta sul contrasto materico tra elemento raffinato e low-cost, tra prezioso e prosaico. I processi di fabbricazione digitale non entrano solo nella produzione di oggetti finiti, ma anche nel trattamento della superficie di materiali esistenti.

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