Come funziona un orto urbano


Quella degli orti urbani è un'esperienza che si sta espandendo a macchia d'olio in tutta Italia, da nord a sud, tanto che sempre più comuni hanno messo a disposizione delle proprie comunità appezzamenti di terreno basati sulla propria tipologia urbana.


L'espansione e l'accrescimento di importanza degli orti urbani ha portato con sé l'esigenza di contenerne gli eventuali aspetti di spontaneità e sopratutto di evitare qualsiasi forma di abusivismo, da qui la nascita dei primi regolamenti, contenenti i criteri per l'assegnazione delle aree coltivabili da parte delle amministrazioni comunali.



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In generale, le regole base per la coltivazione di un orto urbano prevedono il suo utilizzo non a scopo di lucro, la sua assegnazione in comodato d'uso ai cittadini richiedenti attraverso apposito bando e secondo il criterio guida della vicinanza all'area presa inconsiderazione e che la fornitura di prodotti deve essere destinata al solo consumo familiare, rappresentando comunque un sostegno per chi si trova in situazioni economiche difficili.


Inoltre, spesso, l'orto urbano concorre a preservare gli spazi verdi tra le varie aree edificate, destinate a rimanere incolte e abbandonate al degrado.



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In sostanza, pur nelle differenti caratterizzazioni geomorfologiche del paesaggio, la prassi comune in tutta Italia è quella di impiantare o conservare un l'orto urbano come se fosse un parco culturale, teso a recuperare il territorio e conservarne la flora, ma anche a coltivare prodotti di uso comune con metodologie scientifiche ed a sottrarre le aree verdi dall’abusivismo edilizio, dalla speculazione e dall’inquinamento ambientale.


A tal proposito, sono nati addirittura corsi riservati agli aspiranti contadini metropolitani in grado di fornire loro gli strumenti necessari per poter mettere in pratica le tecniche dell’agricoltura biologica, intesa come un modello sostenibile di conversione del territorio, nei propri appezzamenti, aiutandoli, così, a mettere in atto scelte informate e responsabili.


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