Speciale EcoDesign: le bioplastiche


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La plastica tradizionale o sintetica, prodotta a partire dal petrolio, è uno dei materiali più inquinanti a causa del suo lunghissimo periodo decomposizione, ma allo stesso tempo è anche uno dei più usati sopratutto nel campo del design.


Essendo, oggi, il design sempre più attento alle tematiche ambientali, si è cercato dunque di trovare una soluzione alternativa che fosse in grado di sostituirla.


Ed è qui che entrano in gioco le bioplastiche.


Derivate da materie prime naturali, le bioplastiche hanno le stesse caratteristiche fisico-chimiche della plastica tradizionale, ma una volta abbandonate nell’ambiente sono completamente biodegradabili.


Mais, frumento, farina, barbabietola e cereali sono alcuni tra i materiali organici dai quali ricavare questo nuovo tipo sostanza al 100% ecologica, che viene completamente assorbita dal terreno e si dissolve completamente grazie all’azione degli agenti naturali.


I due tipi di bioplastiche più diffuse in commercio sono la Mater-Bi e la Bio-Pal.


Entrambe derivate da materie prime naturali, amido di mais, di patate o di grano per Mater-Bi, glucosio per Bio-Pal, queste vengono opportunamente trattate e mischiate con una piccolissima parte di polimeri sintetici, derivati essenzialmente dal petrolio, per poi essere lavorate in modo tale da renderne le molecole biodegradabili.


Le molecole di queste bioplastiche, sono dunque anch'esse dei polimeri, ma con una struttura e una composizione diversa da quella delle plastiche sintetiche, tale da consentire agli agenti naturali di aggredirne gli atomi, spezzandoli e riducendoli a componenti facilmente assimilabili dall'ambiente senza effetti tossici e che, addirittura, possono sostenere la vita di organismi, dai batteri alle piante.

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