La Cantina Tramin di Termeno, in Alto Adige, si riconosce dal reticolo verde che avvolge le vetrate. Il disegno richiama la vite e trasforma un edificio di lavoro in un’architettura capace di raccontare il territorio. Il progetto di Werner Tscholl, ultimato nel 2010, mette insieme la sede preesistente, nuovi spazi e un rapporto molto visibile con i vigneti.
Osservandola da lontano, sono le ali verdi a farsi notare; avvicinandosi, emergono le trasparenze, le superfici in legno e i riflessi delle montagne. È in questo passaggio fra paesaggio, involucro e spazi per le persone che il tema dell’eco design diventa interessante.
Un ampliamento intorno alla cantina esistente

La veduta dall’alto aiuta a leggere l’incontro tra le diverse parti dell’edificio: il nucleo con copertura a falde e i volumi verdi che gli si affiancano. Il contrasto rimane riconoscibile e dà carattere all’insieme.
Il racconto del progetto pubblicato da IPM Italia, che ha realizzato rivestimenti per alcuni ambienti, individua nel foyer preesistente il punto di partenza dell’intervento. L’ingresso conserva così un legame con la storia della cantina, mentre il nuovo linguaggio architettonico si sviluppa attorno.
La distribuzione tiene conto di attività diverse. La Strada del Vino dell’Alto Adige colloca al livello inferiore le funzioni operative e la consegna delle uve, mentre gli spazi dell’ala superiore sono destinati all’amministrazione e ai visitatori. Produzione e accoglienza appartengono allo stesso edificio, ma richiedono percorsi e ambienti specifici.
La vite diventa disegno e materia

La facciata riprende l’andamento ramificato della vite attraverso linee spezzate e aperture irregolari. Il verde lega visivamente il manufatto alla vegetazione, ma ne rende anche immediatamente riconoscibile la presenza. Da vicino il disegno assume la scala di un grande elemento grafico, con le vetrate arretrate a dare profondità.
Per capire come è costruita questa trama, è utile la scheda del realizzatore della facciata, Metall Ritten: descrive profili in alluminio e l’assemblaggio di circa 500 elementi differenti. Il carattere organico dell’insieme nasce quindi da una lavorazione precisa dei singoli pezzi.
Vetri e paesaggio si incontrano

Lungo il fronte vetrato, il paesaggio si vede sia direttamente sia riflesso. Nella fotografia, i filari e le montagne proseguono sulla superficie del vetro, mentre il reticolo verde scandisce la passeggiata esterna. Anche il legno della copertura e del piano di calpestio partecipa a questa sequenza di materiali.
Il rapporto con il luogo continua negli ambienti per l’accoglienza. Enoteca e sala degustazione diventano punti dai quali osservare il territorio: la Strada del Vino descrive la vista verso il Lago di Caldaro, i vigneti e le cime alpine. Per chi ama l’interior design, il progetto offre uno spunto concreto: una vetrata conta anche per ciò che inquadra e per il modo in cui cambia la percezione dello spazio.
Eco design: il progetto oltre il colore verde
Nella presentazione ufficiale dell’architettura, Cantina Tramin lega l’intervento al riuso della sede e alla conservazione dei vigneti. Descrive inoltre l’attenzione al comportamento dell’involucro nelle diverse stagioni e un sistema di climatizzazione che utilizza acqua di pozzo.
La stessa fonte documenta l’entrata in funzione di un impianto fotovoltaico nel giugno 2012, quindi successiva al completamento del progetto del 2010. Sono aspetti da tenere distinti dalla sola immagine della facciata: riguardano scelte costruttive, impianti e gestione dell’edificio.
L’interesse di Tramin sta proprio nell’accostamento di questi livelli. La forma ispirata alla vite dà identità alla cantina; l’organizzazione degli spazi risponde al lavoro e all’accoglienza; il confronto con il paesaggio accompagna l’esperienza di chi la osserva. Un edificio da leggere attraverso i suoi materiali e le sue funzioni, oltre che attraverso il colore.
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